1989 – Il ruggito del Leone d’Inghilterra

Il leone d’Inghilterra, così era soprannominato Nigel Mansell, è approdato in Ferrari con l’obiettivo di dare l’assalto a quel titolo sfuggitogli per un soffio qualche anno prima in Williams. Dopo la vittoria nel Gran Premio d’apertura in Brasile però la stagione riserva a Mansell e la Ferrari solo delusioni e troppi ritiri. La musica sembra se possibile peggiorare in Ungheria dove, in una pista in cui è notoriamente difficile superare, il Leone è costretto a scattare solo 12esimo.

Quella domenica il pilota inglese vivrà però una di quelle giornate che fanno ben capire  perché proprio lui fosse l’unico pilota che Senna affermava apertamente di temere. Il ritmo dell’inglese è devastante, gira due secondi al giro più veloce della concorrenza portandosi a suon di sorpassi facilmente dietro al duo di testa Patrese (Williams) – Senna (McLaren). Superato subito l’italiano si getta a caccia del brasiliano. Lo bracca per sei giri poi sfruttando un’indecisione di Senna in un operazione di doppiaggio lo infila fulmineo non lasciando all’asso brasiliano nessun diritto di replica. Una manovra che ricorda vagamente quella che più di dieci anni dopo Mika Hakkinen riserverà a Schumi sul rettilineo del Kemmel.

Conquistata la leadership Mansell taglierà il traguardo con 25 secondi di vantaggio sul secondo classificato. Mansell ed il suo baffo leggendario hanno strappato per un pomeriggio l’appellativo di “Magic” al grande Ayrton. In Ungheria non si può sorpassare? Provate a dirlo al Leone inglese quel giorno autore – sono le sue parole – della più bella gara della sua vita.

1997 – “From Hero to Zero”

Hill è il campione del mondo in carica ma, dopo anni passati a lottare al vertice con la potente Williams, decide di abbracciare l’avventura della piccola Arrows-Yamaha; un team che vanta il poco invidiabile record del maggior numero di gran premi disputati senza alcuna vittoria. Quell’anno Damon fatica anche solo ad andare a punti ma nel toboga ungherese le Bridgestone che equipaggiano la sua vettura numero 1 si dimostrano sorprendentemente molto più efficienti delle Goodyear montate da tutti i maggiori competitors.

Hill in qualifica centra un clamoroso terzo posto alle spalle dei due dominatori della stagione Michael Schumacher (Ferrari) e Villeneuve (Williams). Al via Hill brucia Villeneuve ed è addirittura secondo. Bastano poi solo pochi giri di gara per capire che Michael divora le sue gomme e non è in grado di lottare per il vertice (concluderà quarto). Hill è dunque primo e guida la gara senza patemi con un vantaggio di oltre mezzo minuto sull’ex compagno di team Villeneuve.

Tutto è apparecchiato per la festa fin quando, nel corso del penultimo giro, il cambio della sua Arrows si blocca in terza marcia. Hill è costretto a rallentare al punto che proprio all’ultimo giro Villeneuve lo raggiunge e lo sorpassa senza problemi. L’abbraccio che Villeneuve a fine gara riserva a Damon (suo grande rivale la stagione precedente) è un sincero riconoscimento della magistrale quanto sfortunata gara condotta da Damon Hill, passato ad un nulla dal traguardo dalle stelle alle stalle.

 

1998 – Il capolavoro di Schumacher

Le Frecce d’argento appaiono imprendibili sul caldo e tortuoso tracciato magiaro. Hakkinen e Coulthard monopolizzano la prima fila con Michael terzo, primo degli inseguitori, che avrebbe bisogno di un miracolo per ribaltare le gerarchie. Le McLaren non sbagliano al via e Schumacher, che pure sembra avere un gran ritmo quella domenica, insegue da vicino ma non è mai in grado di operare il sorpasso.

Nel corso del 43º giro la Ferrari tenta l’azzardo, passando da una strategia a due soste ad una a tre, contando sulle abilità di Schumacher di compiere giri da qualifica a pista libera. Il tedesco con poca benzina ed aria pulita non va veloce, bensì vola letteralmente. Ogni transito sulla linea del traguardo si trasforma in un giro veloce tanto che alla seconda ed ultima sosta dei due McLaren Schumacher è già in testa. Ma non è ancora finita, Schumacher facendo una sosta in più deve accumulare quasi 30 secondi di vantaggio sui suoi due rivali. Hakkinen comincia ad accusare problemi al cambio ed è costretto a rallentare, allora il duello è tutto fra Schumacher e Coulthard.

Schumacher maltratta la sua Ferrari, scoda, sale violentemente sui cordoli, ma quel pomeriggio la sua guida sapiente e disperata è terribilmente efficace. Al 62º giro si decide la gara: Schumacher si ferma per il terzo pit stop. All’ uscita dalla corsia box Coulthard è un puntino lontano all’imbocco del rettilineo. Schumacher ce l’ha fatta e non mollerà quella prima posizione conquistata faticosamente fin sotto alla bandiera a scacchi. Sul podio la sua gioia è incontenibile, la sfida mondiale ad Hakkinen è rilanciata grazie ad una delle più belle vittorie delle 91 che il Kaiser di Kerpen conquisterà nella sua luminosa carriera.

Andrea Schinoppi

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