1999 – Lo “strike” delle McLaren

Schumacher è ai box da due settimane dopo essersi fratturato tibia e perone a Silverstone. Il sogno Ferrari di vincere il mondiale appare già finito mentre il weekend sul tracciato alpino di Spielberg sembra già nelle mani delle Frecce d’argento. I due alfieri della McLaren Hakkinen e Coulthard dominano, come da pronostico, ogni sessione di prove libere monopolizzando poi la prima fila anche nelle qualifiche ufficiali, rifilando più di un secondo al primo degli inseguitori, Eddie Irvine su Ferrari. Niente e nessuno sembrano poter sottrarre alla McLaren una sicura doppietta anche in gara.

Allo spegnimento dei semafori tutto va secondo pronostico finchè alla staccata di curva 2 Coulthard decide di dar vita il peggior incubo di ogni Team Principal. Lo scozzese sbaglia clamorosamente il punto di frenata e finisce per tamponare goffamente il caposquadra e leader del mondiale Mika Hakkinen, mandandolo in testacoda e facendolo precipitare in ultima posizione. A disastro avvenuto il team chiede a Coulthard, ora in testa, un’unica cosa: vincere il Gran Premio. Sembra facile per una McLaren devastante – come dimostra anche la rimonta dall’ultima alla terza posizione di Hakkinen – battere la Ferrari di Eddie Irvine. Invece Eddie, ringalluzzito forse dalla brusca promozione da gregario di Schumacher a prima guida, estrae dal cilindro una prova maiuscola.

Grazie alla strategia del mago Ross Brawn sopravanza Coulthard nel valzer dei pit-stop ed è poi bravissimo a rintuzzare, in un circuito in cui è piuttosto facile sorpassare, gli attacchi dello scozzese, furibondo e pronto a tutto pur di riscattare una domenica fin lì disastrosa. Coulthard non troverà mai il pertugio giusto, dando così l’ennesima delusione del pomeriggio a Ron Dennis. Sarà ricordata come la vittoria che lancerà lo scanzonato Eddie Irvine nella lotta per il titolo. Una lotta che troverà la sua risoluzione solo nell’ultimo atto di quel caotico e folle 1999.

2003 – Schumacher fa fuoco e fiamme

L’ultimo GP d’Austria – prima di una pausa lunga undici anni – vede alla vigilia Raikkonen (McLaren) comandare la classifica del mondiale con quattro lunghezze di vantaggio su Schumacher. In qualifica Michael brucia il rivale finlandese per soli quattro centesimi, ci si attende pertanto un duello serrato la domenica. Schumacher tiene la testa al via e sembra controllare la gara. Al ventesimo giro entra ai box la Ferrari di Barrichello ed il bocchettone si inceppa facendo perdere dieci secondi al brasiliano. Nemmeno il tempo di controllare che tre giri dopo è giunto il momento della sosta per il leader della corsa, che rientra in pit-lane tallonato dal rivale Raikkonen.

Se però il finlandese rifornisce senza patemi, la stessa cosa non avviene al box della Rossa. Il problema è ancora al sistema di rifornimento. Il bocchettone si inceppa, i meccanici non riescono ad estrarlo completamente dall’imboccatura causando la fuoriuscita della benzina lungo le fiancate. Al contatto con gli scarichi roventi dell’auto si sprigiona un incendio che Michael “controlla” – come si vede dall’onboard – dal suo specchietto di destra. Il calore comincia ad essere quasi insopportabile, Michael sta per slacciarsi le cinture e scendere quando i meccanici riescono finalmente ad estrarre il bocchettone ed estinguere le fiamme. Il sangue freddo del tedesco è premiato visto che – pur dopo un incendio ed una sosta da 20 secondi – può ripartire.

Scampato il peggio il tedesco decide di rendere memorabile quella sua domenica rimontando Raikkonen – che lo aveva scavalcato approfittando dell’inconveniente occorsogli ai box – e poi superandolo di forza, passando così per primo sotto la bandiera a scacchi. Una vittoria che sarà a posteriori fondamentale per il titolo dato che il Kaiser lo strapperà al giovane Raikkonen per soli due punti. Un titolo portato a Maranello anche grazie al suo sangue freddo, perchè contro ogni logica e buonsenso Michael quel pomeriggio ha avuto la forza di restare seduto nel suo abitacolo.

2020 – Il Gran Premio d’Austria bis

Dodici mesi fa per la prima volta si corre sul circuito a pochi chilometri dalla cittadina di Spielberg con la denominazione GP di Stiria, la stessa con cui il Gran Premio si disputerà questa domenica. Un’edizione a suo modo epica non tanto per ciò che è avvenuto in pista quanto perchè, a causa della pandemia globale, per la prima volta nella storia di questo sport si è corso per due weekend di fila sullo stesso tracciato. Il Gran Premio giungeva infatti solo una settimana dopo aver disputato il GP d’Austria, prova inaugurale della stagione 2020.

Perchè l’inconsueta denominazione GP di Stiria? Perchè da regolamento non si possono disputare due corse con lo stesso nome nello stesso anno. Questa chiara regola non ha impedito però nel corso del tempo agli organizzatori del Circus di disputare due gare o anche più nella stessa nazione, ma ha imposto loro l’esigenza di presentare i Gran Premi con nominazioni differenti. Ecco allora che nell’italianissima Imola si è disputato per molti anni il GP di San Marino e non d’Italia (disputato a Monza), oppure si è ricorsi con una certa libertà all’etichetta GP d’Europa per giustificare la convivenza, in tempi recenti, tra Hockenheim e Nurburgring (Germania) o Barcellona e Valencia (Spagna). Più esotiche furono alcune scelte stilistiche del passato. Nel 1994 si corse due volte in Giappone una delle quali con l’etichetta GP del Pacifico mentre nel 1982 ci fu la tripletta statunitense GP USA West (Long Beach), USA East (Detroit) e addirittura Ceasars Palace Grand Prix (Las Vegas).

Per le statistiche c’è da sottolineare come lo scorso anno, a differenza di quanto si potrebbe pensare, i risultati dei due GP “identici” furono in realtà molto diversi tra loro. Nel GP d’Austria il podio fu Bottas-Leclerc-Norris nel GP della Stiria, sette giorni dopo, fu Hamilton-Bottas-Verstappen. Una gara che i tifosi della Ferrari ricorderanno amaramente a lungo per il ritiro di entrambe le auto dopo sole poche centinaia di metri, a causa del tamponamento di Leclerc ai danni del compagno Sebastian Vettel.

Andrea Schinoppi

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